martedì 28 luglio 2015

Sulla peste dell'insonnia a Macondo e sul perché abbiamo bisogno delle parole

“Sono stato e forse sarò sempre attratto da tutte le cose che può fare la lingua”, cantano i Marta Sui Tubi in Cinestetica, in quel caso riferendosi all’organo fonatorio – che poi sarebbe il significato dal quale, per metonimia, deriva quello di lingua come linguaggio, un mondo affascinante che davvero mi ha sempre attratto. Non sono mere speculazioni: studiare il linguaggio è studiare il pensiero. Quando in Cent’anni di solitudine la malattia dell’insonnia priva tutti i personaggi di Macondo della memoria, José Arcadio Buendía tappezza tutto il paese di etichette perché gli abitanti si ricordino il nome delle cose e la loro funzione – senza il mondo rischierebbe di smettere di funzionare (quanta angoscia crea in quel passo la prospettiva di un futuro senza ricordi, senza parole, in cui dimenticati i nomi e le funzioni dei mezzi di sussistenza tutto quello che è stato costruito dal nulla crollerebbe perché non si saprebbe più lavorare e procurarsi di che vivere). Il nostro linguaggio funziona proprio così: cerca di categorizzare l’immensa realtà che ci circonda, assegnando un nome agli oggetti, formando classi e sottoclassi che stanno tra loro in una complessa rete di relazioni.

domenica 26 luglio 2015

Lamento di Portnoy - recensione di Serena Giattina

Alex Portnoy è un trentaquattrenne ebreo americano, un uomo brillante e professionalmente soddisfatto, che decide di andare in terapia, per guarire, come si scopre durante la sua confessione al Dr. Spielvogel, dalle sue ossessioni sessuali che, di fatto, regolano la sua vita da ché ne ha memoria. Con un linguaggio esilarante, dissacrante, a tratti quasi osceno, Roth affronta tematiche forti: l’influenza dei genitori sulla sessualità di un bambino; la cultura, i tabù, le usanze che interferiscono sulla formazione dei figli, il ruolo della religione e del periodo storico in cui si cresce – in questo caso si tratta degli anni ’60 - sono elementi fondamentali nella formazione dell’individuo, il tutto mosso dal motore sesso.

Anatomie fantastiche - Alessandra Guzzo














Alessandra Guzzo, palermitana.
Specializzata in incisione, nei suoi lavori dà forma ad anatomie umane, animali e fantastiche.

giovedì 23 luglio 2015

JE SUIS ARIA CONDIZIONATA


Sta per arrivare. Dopo l'afa, "la tassa". Che tassa? Il salasso sull'aria condizionata. Il fisco vuole entrare e comandare sul caldo delle nostre case. La tassa sui condizionatori peserà sui proprietari, per chi ce l'ha dovrà controllarselo ogni quattro anni e tenere pure un libretto a portata di mano. Mano al portafogli! Arrivo e vi tiro tutti i ventilatori che ho, anche quelli di amici e parenti, tanto non funzionano più, li avete messi da parte. Tasserete solo i condizionatori e vi siete dimenticati che in commercio esistono ancora i ventilatori. Come mai? Avanti! fate una tassa anche su loro...

mercoledì 22 luglio 2015

Stefania Cordone e i suoi mostri di Balestrate

In astratto non si è, così diceva Luigi Pirandello e al drammaturgo siciliano rimandano le immagini con le quali Stefania Cordone, artista castelbuonese, imprime la sua impronta sulle pareti del centro di aggregazione giovanile che si inaugura sabato, 25 luglio p.v. a Balestrate, in via Pio La Torre. La struttura (bene immobile confiscato al boss Luigi Mutari) colpisce per la linearità e la pulizia architettonica, ampi spazi funzionali: aula multimediale, teatro, laboratori artistici, sportelli di orientamento e lotta alla dispersione scolastica, sala convegni. Sembra che mezzo milione di euro sia stato speso con intelligenza ed efficienza. 
Il bianco abbacinante è interrotto dal linguaggio artistico dei murales, che senza infingimento alcuno, tatuano le mura con animali improbabili, alla carne sono innestati oggetti di meccanica. Un millepiedi? Una chiocciola mutante dal volto clownesco che sovrappone un’altra maschera; facce a incastro, matrioske sociali. L’urgenza di venir fuori in un movimento inarrestabile. In astratto non si è - ci piace pensare che il potere mafioso sia come il drago di uno dei due murales, sdentato e con una corona sempre più piccola.

Adele Musso

Fatti più in là


Caronte parcheggiato sull'Italia: non ne posso più, fa troppo caldo! Ehi tu, lassù, ci sei? spegni il forno, ti prego. Non si può stare, riesco a fare l'ippopotamo e sto bene solo mentre lo faccio. Questo caldo ti asciuga, secca lacrime, pensieri, anche le parole. La lingua pesante si incolla al palato, sorridi forzatamente, gli occhiali da sole fanno da cornice al tuo viso da almeno un mese. Se ti trucchi sembri un panda cerchiato.  

martedì 21 luglio 2015

Cozze, vongole, gamberetti

CARA EUROPARLAMENTARE,
ed il cara si riferisce all'emolumento da te percepito sia sotto forma di mensilità che per tredicesima, quattordicesima, suite di alloggiamento, bonus pasti, trasferte, spostamenti in taxi o aeromobili e  giri in ruote panoramiche oltre che in vasca idromassaggio a 4/5 posti. Suppongo sia per questa ultima opzione che abbiate deciso di misurare la lunghezza e larghezza delle valve di mitili: a voi le cozze puzzavano di stantio, quindi meglio attenzionarsi sulle vongole.
E vogliamo parlare dei gamberetti? A volte misurano 3 cm, altre 3,15 cm. 
Ma si può perdonare all'Europa una tale confusione? Dobbiamo uniformarci a livelli standard: i nani non devono superare l'altezza di 1,20 cm, lo sturalavandini di 16,8 cm., un ministro italiano può oscillare tra il m.1,30 e 1,62 se supera una legislatura senza pendenze penali.
Inoltre il fazzoletto da naso non dev'essere uguale a quello per asciugare le lacrime: l'Istiuto Europeo di Ricerche confronterà i dati tra nasi  moccolanti europei (esclusi quelli della fascia hanseatica che non gocciolano) e occhi senza più lacrime italiani.
Ora vorrei farti arrivare un mio sfogo, affinchè tu possa trasferirlo a tutti i Paesi che, insieme a te, decidono le ns. sorti: ma che cazzo ci state a fare li'? Tornatevene ai vostri paeselli e seguite un corso per imparare a lavorare la terra, in cantiere edile o navale, presso uno dei tanti call center di telefonia, in ristoranti o paninerie, oppure fate stage di tre mesi gratuiti con tanti vaffanculo a seguire.
Scusa per lo sfogo ma la domanda resta sempre la stessa: che ci stai a fare lì?

Tua,
Ivana Nervosa


Mia semplice amica
io ci sto benissimo, sei tu che non sei stata capace di occupare un medesimo posto. Ti ringrazierei se continuassi a votarmi.

La tua Europarlamentare

lunedì 20 luglio 2015

Verranno giorni migliori - Nautoscopio (PA)

"Verranno giorni migliori" è al contempo un auspicio e un monito che Theo van Gogh rivolge al fratello Vincent, che pochi anni dopo la morte diventerà famoso nel mondo dell'arte per la sua geniale follia. In queste trentanove lettere, per la prima volta riunite in un corpus unico in edizione italiana, si possono ricostruire, anche se per grandi linee, i rapporti tra i fratelli van Gogh, non dalla prospettiva di Vincent, ma da quella di Theo. Un fratello, quest'ultimo, premuroso e amabile, conscio sia delle capacità di Vincent, sia della sua fragilità. Il primo, forse, a comprendere che van Gogh sarebbe divenuto uno dei più grandi maestri della storia dell'arte universale, ma altrettanto consapevole che il fratello non avrebbe visto la sua gloria in vita. Alle lettere di Theo scritte tra il 1875 ed il 1890 se ne aggiungono, nel presente volume, cinque inviate dalla cognata Johanna e quindici dall'amico Paul Gauguin. Attraverso questo intrigo di missive senza risposta, il lettore rimane affascinato nel ricostruire egli stesso quel dedalo di rapporti familiari e amicali che contribuirono alla maturazione artistica e spirituale del più innovativo e controverso artista della seconda metà dell'Ottocento.

Rassegna fotografica della presentazione del 12/7/2015 Nautoscopio (PA)
a cura di Daniele Moretto, letture di Iolanda Spataro e Giorgio D'Amato





venerdì 17 luglio 2015

Camille Claudel

Per trenta lunghi anni ho vissuto internata 
la mia unica colpa essere libera 
neanche con gli uomini ho avuto fortuna, 
mi ha tolto tutto quello avevo 
il genio l'amore il sorriso la gioventù, 
poi mi ha gettata via come un pezzo di argilla secca. 
Tutto mi sembrava euforico 
la gente i cafè l'aria di Parigi 
erano bollicine che salgono alla testa, 
che gioia sentirmi libera di  poter realizzare le mie opere 
l'atelier un via vai di donne, 
l'amore per Rodin ha distrutto i miei sogni.

Camille Claudel, una donna del suo tempo fatto di regole restrizioni mentali culturali dove gli uomini avevano la meglio, per lei non c'era modo di inserirsi tra la casta degli scultori, un mondo privilegiato fatto di uomini con la barba e la pipa che discutono a denti stretti, ma lei delicata d'aspetto e selvaggia come un mulo si inerpica tra salite ripide, lei sa qual è la sua strada, la persegue tra mille ostacoli, e grazie al padre si trasferisce a Parigi e riesce a frequentare l'accademia - plasmò materia su materia tirando fuori l'anima di soggetti che solo lei avrebbe potuto realizzare, ma una donna gli è stata da sempre ostile - la madre che la ostacolerà per tutta la vita -; a Parigi si organizza, apre una scuola di scultura frequentata da sole donne, il suo maestro sarà Rodin. Fra i due nasce un rapporto complesso e assai tormentato, Rodin si sente trasportato dalla personalità complessa di Camille che si fonde con la bravura e la singolarità del suo lavoro. 
Il suo estro e bravura si possono rintracciare in gran parte delle opere di Rodin.
Rodin sente forte la passione per Camille e la traspone in molte sue opere e disegni dal tratto erotico. Camille cristallizza il suo sentimento nel bronzo " La valse", un valzer in cui la passione amorosa traspare liberamente. Il rapporto tra i due si fa sempre più nevrotico e asfissiante, Camille ha il desiderio di una relazione stabile, Rodin si sente asfissiato e non ha nessuna intenzione di lasciare la moglie, si separano in maniera crudele, per Camille è la fine, non può sopportare un altro abbandono. Il malessere che vive darà sfogo a tutta la sua aggressività. Genio passione solitudine miseria follia sono gli elementi che emergono. Vuole a tutti i costi autoaffermarsi, ne nasce un'opera espressione del distacco da Rodin, L'age mur (l'età matura), una scultura in cui è ritratta una giovane donna in ginocchio che protende le braccia verso un uomo più anziano voltato di spalle e si lascia portare via da una donna anziana anche lei (forse è la moglie di Rodin o forse simbolicamente la morte). Le condizioni di Camille si aggravano, soffre di mania di persecuzione, nell'annientare se stessa distrugge parte delle sue opere, nel 1913 la madre la fa internare, sola e abbandonata muore il suo genio, più volte scriverà alla madre chiedendo di essere riaccolta a casa:
"Se tu mi concedessi soltanto la stanza della signora Regnier e la cucina, potresti chiudere il resto della casa, non farei assolutamente nulla di riprovevole. Ho sofferto troppo.."
Due donne oscurano il genio di Camille, la madre che avendo perso il primo genito era una donna infelice di rigidi principi - non accetto mai la vocazione della figlia, la viveva come una vergogna -, e Rose Beuret moglie di Rodin.
Rimarrà internata fino alla morte.



Peppa Modotti



martedì 14 luglio 2015

Il calcio spiegato a Papa Francesco



Pronto, Cari Fratelli, che la mia telefonata vi sia di conforto!
Non desiderate le palle degli altri! Non rubate le maglie degli altri, neanche quelle dei più famosi! Tengo a precisare che, la propria, Maradona me l'ha regalata di sua iniziativa (confesso che l'ho desiderata). Amate il calcio così come io amo l'Argentina e San Lorenzo e cioè come me stesso.
Ricordate che il campo è terreno fertile per seminare.
Non invadete quello degli altri con prepotenza. Conservate la fede (per chi ce l'ha): nel primo cassetto del comò va bene.
Non bestemmiate se la palla non entra, non pronunciate l'empia parola, non nominate il suo nome all'uopo e invano e in campo.

lunedì 13 luglio 2015

Per dipingere ci vuole orecchio - Sez. Museo Guttuso

Renato in questo quatro ci mise un bordello di cose, anche il bordello, (non la pensione Bugané di Piazza Sant’Oliva in quel di Palermo vittima della legge Merlin), no, qui siamo addirittura ad Arles en Provence e tra i clienti possiamo notare nientedimeno ché il sig. Vangogghi, si proprio lui.

A quel tempo i luoghi di piacere erano in gran voga e un artista poteva trovarvi consolazione e ispirazione. Vincent si era stancato di stare da solo nella sua stanzetta giallo girasole, e di sbattere porte in faccia a chi bussava per vederla. Aveva bisogno di colore e di fimmine, - sappiamo tutti che era un pochino disturbato, forse che inalare la trementina può provocare giramenti di testa e allucinazioni, ma soprattutto lui era mezzo morto di fame ché i suoi quadri non li voleva comprare nessuno.

Renato da buon samaritano, gli fa questo regalo, lo dipinge fasciato come un uovo di Pasqua, e la sorpresa gliela fa trovare fuori dall'uovo: tutto quel ben di Dio di donne discinte e in pose inequivocabili.
Lui però vuole Rachel (anche lei signorina ammodo), per lei è disposto a tutto, e glielo vuole dimostrare, lo sciagurato si è, infatti, mozzato il lobo dell’orecchio sinistro, e lo ha avvolto come una sarda in un foglio di giornale. Inseguito da tutti i gatti, è corso al bordellò per portare il suo pegno d’amore a mo' di topo mostrato al padrone in segno di fedeltà.
Rachel si è nascosta dietro il paravento per non farsi vedere, e siamo sicuri che sia in preda a forti conati di vomito. – Chistu pazzo è? Ma come gli viene in mente di portarmi quella porcheria! Neanche se lo lavò l'orecchio e neppure lo depilò. Internatelo!
E più ci pensa e più si piega in due e i capelli le coprono la faccia che Renato non le pittò perché non stava bene mostrare una signorina in quello stato.
Qui accettiamo denaro, sghei, quattrini, - sta dicendo il gentil pappa, con camicia color rubino, all'infelice Vangogghi, ma questi rimane immobile come uno stoccafisso. Non ci sente, soprattutto da quell'orecchio che ormai non ha più.

Adele Musso

venerdì 10 luglio 2015

Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere



Una psicologa per amica! Caspita! Lei ti guarda e ti dice tu non stai bene!
Hai un gomitolo da dipanare dentro lo stomaco. Un gomitolo? mangio solo fibre naturali! E poi ti regala un libro, in verità te lo presta, e allora che fai? Siete amiche da tanto tempo, e rompe, poi ti chiede l'hai letto? Dovresti, per trovare la chiave giusta, per sbloccare "la tua trattativa interna" e sentirti meglio! Per capire, per potere dire la tua sugli uomini! allora decido. Lo leggo.

mercoledì 8 luglio 2015

Il calcio spiegato alle Estetiste

Chili di peli su pettorali muscolosi; ne vedono di tutti i colori, lunghi, corti, lisci, ricci. Alle estetiste piacerebbe entrare  e uscire  dagli spogliatoi, li metterebbero tutti insieme e li depilerebbero tutti in fila, invece vanno fatti a turno, uno alla volta, e dietro appuntamento. Braccia, cosce, gambe, glutei, inguine, oggi va di moda l'uomo senza pelo, via il superfluo!

Il calcio spiegato al PD


Signori miei, per la sicurezza del cittadino che va allo stadio rottameremo le vecchie tifoserie: da ora in poi il risultato sarà stabilito a tavolino prima del fischio di inizio – lo chiameremo Patto dello Juventino, sicché nessuno dovrà scontrarsi, i tifosi potranno godere dei pareggi o di un numero di vittorie e sconfitte equamente distribuito tra le squadre del campionato.
Questa è la vera democrazia, e solo noi abbiamo avuto il coraggio di farlo.
Sarà l’arbitro a scegliere quali giocatori scenderanno in campo, l’importante è che siano giovani! E saranno istituiti i Campionati Territoriali, sicché i calciatori del Nord giocheranno solamente al Nord e i calciatori del Sud giocheranno solamente al Sud. Ecco il Decreto del Buon Calcio.
Agli spettatori andrà un bonus di ottanta lacrimogeni all’anno, da lanciarsi pacificamente tra di loro sugli spalti, mentre il campo sarà recintato e controllato dalle forze dell’ordine per garantire che nulla vi arrivi e l’incolumità di squadre, allenatori, arbitro e rappresentanti delle istituzioni.
Insomma, un modo nuovo di intendere il calcio, noi siamo il vero cambiamento, e chi non è d’accordo può darsi al tennis.


Valeria Balisteri

martedì 7 luglio 2015

L'arte spiegata ai non vedenti: Gli sfollati (sez. Museo Guttuso)

          
Tale, talè stu quatro! Parono gli sfollati dopo una scossa di terremoto di sesto grado della scala Mercalli. Io stu bello dipinto  l'avrei intitolato: i terremotati. Dicono che quannu trema a tierra bisogna andare fuori, scappare, che è più sicuro stare a cielo aperto e in questa spiaggia larga e lunga, c'è posto per tutti.
Non spingete, coricatevi che così si sistemano anche gli altri. 

lunedì 6 luglio 2015

Il calcio spiegato ai consumatori di Viagra

E’ raro che un’autoambulanza entri in campo per recuperare un giocatore sfasciato.
Per quanto le simulazioni di fallo avvengano spesso, tutte si risolvono con un buffettino grazioso da parte dell’allenatore, dai, abbiamo commosso l’arbitro a sufficienza, ci ha dato il calcio di rigore.
Per quanto detto il calcio è un gioco tranquillo.
Non si potrebbe dire altrettanto se in campo scendessero i consumatori abituali di Viagra.
Notevoli, senz’altro, i vantaggi in termini di resa sportiva, la sporgenza sarebbe di ausilio nello stoppare i cross per poi seguire con un calcio potente dentro la rete – insomma, un po’ come avere tre piedi. La medesima sarebbe di aiuto nei palleggi che tanto servono a schivare l’azione dei difensori. Il giocatore, avvantaggiato dalla sua situazione, qualora decidesse di fare una fuga in avanti, verrebbe scansato dai terzini e quindi andrebbe dritto sino alla porta avversaria lasciata scoperta per motivi che non stiamo a raccontare. Il glossario calcistico parla in questo caso di attaccanti da sfondamento.
Tutto questo se la difesa non optasse per la strategia del martirio.
In presenza di difensori avvezzi all’immolazione, creature queste dall’animo sensibile che ripiegano sé stessi per motivi tattici, l’attacco della squadra avversaria si potrebbe definire bell’è fottuto. Una serie di strane composizioni dalla morfologia vagamente umana, corpi a due teste e quattro gambe usciti dalla mitologia greca, si muoverebbe in campo secondo un moto disordinato che li distoglierebbe dall’intento istituzionale di infilare la palla in porta.
Per quanto detto si sconsiglia l’assunzione di Viagra da parte dei calciatori ma anche dell’arbitro che, in presenza di falli gravi, spinto da improvviso celolunghismo, potrebbe non accontentarsi di tirar fuori i soliti cartellini giallo o rosso.

Giorgio D'Amato

domenica 5 luglio 2015

Tsipras e pallone

Non c'è più tempo da perdere, non c'è più soldo da spendere. Siamo vivi, siamo greci. L'orgoglio ci spinge a giocare fino all'ultimo minuto la partita della vita. Durante i millenni siamo stati conquistatori, abbiamo vinto tante battaglie: Sparta-Atene è la madre di tutte le partite, al pari di Juventus-Inter per tifosi italiani. Loro sì che ci sanno fare. Riempiono stadi comprando intero blocco di biglietti, settimane prima di big match: via internet, clicca qui, per ingressi in curva Nord e Curva Scirea perché loro rivalità forte e mettere accanto opposte tifoserie, avrebbe stesso effetto di Hooligans inglesi, pericolosi per incolumità propria e di semplici spettatori armati di sole bandierine, trombette vuvuzela di provenienza waka waka, e sciarpe al collo usate per proporre calorosa scenografia di grande muraglia umana, da applausi a scena aperta, della durata di novanta minuti.


Varoufakis, capitano di nazionale greca, è nostro centravanti di sfondamento, forte di testa, vince contrasto per 2-0 e sfonda la rete con gol incredibile, provocando grida di giubileo del 2000 con quindici anni di ritardo. Ricordi tempi di quando, vincendo contro Portogallo, Grecia campione di Europa per prima volta nella storia? Ecco, erano quelli anni d'oro, che sembravano dare via libera a sviluppo definitivo di Paese. Dieci anni fa ormai. Adesso storia diversa ma possiamo farcela di nuovo. Volere di popolo prima di tutto. Nazionale siamo noi ora. Come dice tu? Ce la giochiamo a pallone: Grecia-Eurozona. Arbitro Merkel, guardalinee Juncker e Hollande, quarto uomo Trichet. Arriva sorteggio per fischio di inizio. Arbitro lancia moneta unica in aria. Euro si, euro no. E che Zeus ce la mandi buona.


Sabino Bisso

sabato 4 luglio 2015

CineMare sotto le stelle - 3 Luglio : Un venerdì sera al cinema



Diffondiamo la cultura cinematografica! Riqualifichiamo "l'area verde cittadina".
L'Associazione Futuro Anteriore ci crede e così ieri sera è partito il CineMare, una rassegna di film che porterà avanti questo progetto. Proiezioni di film per tutti i venerdì di luglio e di agosto offerti gratuitamente alla cittadinanza, in piazza Mons. Cipolla ad Aspra -. Giove e Venere allineati, non poteva che essere una bellissima serata.

venerdì 3 luglio 2015

L'Arte spiegata ai non vedenti: Gli Indifferenti (sez. Museo Guttuso)

In questo quatro Guttuso ha dipinto Moravia - lo scrittore, per capirci (e se non avete letto niente, non vi preoccupate).
Tra un caffè e l’altro erano diventati amici, questione di pelle. I due si incontravano in via Pompeo Magno nello studio del pittore, li univa un forte impegno anti regime (nessuno dei due era duce di musso).

mercoledì 1 luglio 2015

Unghio o unghia?

ùnghio s. m. – Forma rara o scherz. per unghia: per nascondere la propria emozione si grattava un orecchio con il lunghissimo u. del mignolo sinistro (Tomasi di Lampedusa).

Il genere dei sostantivi è dato certo, inconfutabile. In genere.
I palermitani, però, sfuggono alla rigidità della grammatica imposta, dando vita a una lingua più libertaria. Se oggi alcuni termini sono utilizzati dalle fasce meno alfabetizzate della popolazione panormita, le ragioni non sono da liquidare con un banale “sono ignoranti, non sanno parlare”, ma cercate nella volontà di autonomia siciliana, che prima di concretizzarsi politicamente doveva passare attraverso la lingua. Prendiamo il caso dell’unghia. Lo stesso Giuseppe Tomasi di Lampedusa sembra buttar lì il termine incriminato, al maschile, per caso; si trattò invece di un messaggio in codice per i confratelli massoni e di un guanto di sfida lanciato in faccia all’intellighenzia dell’epoca. Fatto sta che scripta manent, così a tutt’oggi possiamo leggere nei suoi scritti “l’unghio”. Intanto il vento di rivolta in Sicilia si placò così come si era alzato e l’unghio fu relegato ai margini del ben parlare. 
In quel di Palermo era considerato inaccettabile parlare al femminile di qualcosa che, per natura, è strumento di aggressione. Si narra che in tempi remoti, un manipolo di picciotti, mandato da certi uomini d’onore, aggredì l’unghia alle terga e dopo averla imbavagliata e stordita la portò segretamente a Casablanca per un trapianto di sesso. Il luminare che si occupò dell’intervento fu zittito dall’intimazione “masculu è” e il suo silenzio ricambiato da lauta ricompensa. L’unghia, divenuta unghio per mano di bruti palermitani, fu rinvenuta in stato confusionale sulla sponda dell’Arno da un capannello di passanti che, scuotendola dal torpore e accorgendosi dell’abominio compiuto su quel corpo, l’accompagnarono immantinente a Casablanca per ridarle la sua natura. Il solito luminare scosse il capo, rivedendo la paziente, ma non potendo venir meno alla sua etica professionale, la portò nuovamente sotto i ferri. Da allora quell’essere ormai privo d’identità, abbonato a Volagratis per i continui impianti ed espianti di membro, vaga in lungo e in largo per lo stivale italico, talvolta ribellandosi agli aguzzini s’incarnisce e li fa soffrire, talaltra seppellisce il suo intimo dolore sotto strati di smalti variopinti, gel ricostituenti e strass frivoli, glissando indifferente alla domanda “come ti chiami?” 

Serena Giattina

Il calcio spiegato a Mario Merola


Felicissima sera
a tutte 'sti jucature 'ncravattate
chesta e' 'na partita de pallone
senza cerca' 'o permesso juoco pur' je
fischia arbitrante
faje nu bell' fischio pe' ‘o Vesuvio mio
stasera miezz a st'uommene aligante
joca un centravanti zappatore
no, signore avvocato
chiste è nu trattore,
‘a zappa l’aggie lassata a casa mia.

Sentite a me, basta fare ddoie passate
pe’ zappà tutto 'o camp,
che il compito mio se putesse fa in mez’ora
ca se piantano friarielli e puparuoli
fischia arbitrante
je mo ve cerco 'a zappa a tuttu quante
e diteme se avite viste a Gennarino ‘o malamente
ca chille a tutto pensa che piantà 'e pesielle.
E tu ca vinne pagnotte 'e palatielle
Famm na guantiera pe’ 'sta gente impurtante
stasera è voglio assaggià pur’ io 'o sfilatino
damm un pezz, che schifezza
Lassa perdere, comme e' amaro sto ppane.
Mia cara madre
sta pe' trasi' ‘a palla d’inta a porta
E ancor' nun aggio accuminciat' a zappà
Faciteme appiccià 'o trattore
primm che chist' se metten' a pazzià 'n'ata vot'.


Giorgio D'Amato