giovedì 4 dicembre 2014

Un pensionato è pur sempre una miniera

Chissà in quanti avranno già pagato il biglietto del cinema per la nuova fatica di Ficarra e Picone, "Andiamo a Quel Paese". Altri guarderanno in streaming o scaricheranno, ma qui facciamo la banda degli onesti.  Allora: il film è nelle nostre sale dal 6 Novembre scorso, e narra la vicenda di Salvo e Valentino, i due omonimi comico-attori che, trovandosi come oggi spesso accade senza lavoro e senza un posto in cui abitare, si trasferiscono al paese natale di quest'ultimo e della compagna di Ficarra, Monteforte, ameno paesino dell'entroterra siciliano. Il piano è d'emergenza: vivere coi soldi della pensione della suocera di lui in attesa di tempi migliori. E, in un territorio in cui l'economia è in grave depressione e la disoccupazione sembra più alta che altrove, la soluzione scelta dai due protagonisti sembra andare per la maggior fra gli abitanti del posto. 
Ma i siciliani, si sa, son furbi. Lungi dal cercare una qualunque soluzione lavorativa, Salvo ha un'intuizione: davanti all'immancabile sfilza di parenti annessa alla nuova vita dei due – tutti non troppo giovani -, gli viene in mente di ospitarli in casa propria (cioè, della suocera) ed offrire loro "compagnia e protezione ", in cambio della pensione.  
Da qui tutta una serie di gag esilaranti che trascina piacevolmente lo spettatore verso le due ore scarse dello spettacolo offerto.
Al di là delle scenette divertenti, degli episodi rocamboleschi, dei frammenti comici e del serrato ritmo di battute in cui l'abile duo si cimenta, quel che più mi ha fatto riflettere è la trasposizione, solo apparentemente improbabile, di quella che senza dubbio è una fetta della complessa realtà in cui viviamo. Ficarra e Picone sono da sempre molto a loro agio nel pennellare di leggerezza anche gli argomenti più scomodi o pressanti, senza per questo svilirli: ma dietro alla irriverente ironia è spesso nascosta una morale, stavolta amara, che interroga una - o più - delle nuove generazioni di adulti. La nostra,  ci dicono loro, è una vita sospesa, che sembra galleggiare per aria: daje coi tempi difficili in cui viviamo, i trenta-quarantenni di oggi non fanno, e a volte perché non ci provano nemmeno. E attendere il vano incontro con un politico corruttibile, soluzione prospettata come chimerica dallo scaltro Salvo per l'intera durata della pellicola, o escogitare contorti stratagemmi per arrivare a fine mese, sembrano metodi più rassicuranti per impiegare il cervello, altrimenti così ben creativo e portato alla costruzione. 
È il problema di tutti. Il padre che dice "Ancora per molto ti dovrò campare?!" sembra Mangiafuoco, il peso delle responsabilità sempre più opprimente e le abitudini adolescenziali più difficili da abbandonare. E, in un contesto in cui è davvero arduo ritagliarsi un posto, si sguazza alla meraviglia: "Ma papà, c'è crisi!"
No?...

Elena Spina